Feeling the future

Prendersi cura: del territorio, della natura e della cultura. Questo il messaggio della first edition di Care’s – The ethical Chef Days, inno alla sostenibilità firmato da Norbert Niederkofler, in tandem con Giancarlo Morelli e il comunicatore Paolo Ferretti. E l’eco etica risuona fra le Dolomiti

Qual è il compito di un chef o di un patron dal momento che un cliente entra nel suo locale? Prendersi cura di lui. In un delicato equilibrio tra discrezione e affettuoso accudimento, il cuoco dovrebbe far sì che ogni commensale, alzandosi da tavola, dicesse: “Come mi sento bene qui. Vorrei tornarci”. Care’s – The ethical Chef Days, alla prima edizione in Alta Val Badia, ha riunito a San Cassiano e dintorni trenta cuochi da tutto il mondo e ha cercato di capire, in quattro giorni, quali siano gli elementi imprescindibili che compongono “il prendersi cura”. E soprattutto quale strada percorrere per dare il via al cambiamento, al grido di terra e comportamento etico. Noi, food writer e cuochi che lavoriamo nel settore, sono almeno tre anni che sentiamo nominare il termine sostenibile, tanto che è quasi vuoto di significato. “Etico non significa fare l’orto dietro il ristorante”, sostiene perentorio Davide Scabin, durante una delle tavole rotonde. “Non potrebbe che essere così”, dice Claudio Sadler, portavoce di tutti quelli che lavorano nelle metropoli. “Io compro il tonno rosso, atto che molti considerano poco etico, ma cerco il migliore sul mercato. Etica è la scelta che si fa ogni giorno insieme ai propri fornitori”. Basta con questa retorica del chilometro, tuona Davide Scabin. “Chilometro zero oggi significa Italia”. Intanto, i cuochi insorgono contro burocrazia e tasse che impediscono ogni sviluppo. Massimo Bottura continua la sua battaglia contro lo spreco e Michel Bras, ospite blasonato, ricorda che la vera missione di ogni chef è regalare emozioni. E mentre noi umani ci interroghiamo, assaggiamo, degustiamo, scopriamo nuovi sapori e abbinamenti, le Dolomiti non hanno risposte. E imperturbabili ci osservano silenziose.

Da «Le Vrai» il buongiorno si vede dal croissant. La mia recensione sul corriere

A Tavola

A sei mesi dalla nascita di Le Vrai (via Galilei, ang. Montesanto, tel. 02.36.63.07.90) il verdetto è chiaro. Mancava a Milano un locale di cucina francese, non la «haute cuisine» osannata dalle guide, ma la vera cucina domestica cui gli chef stellati si ispirano da sempre. Grande successo soprattutto per il lavoro della patronne Claire Pause, figlia d’arte. Apre dal mattino (croissant e pani da premio Oscar) sino al dopocena con in mezzo un ricco aperitivo chic, complice la liason con Perrier Jouet. In carta, selezione di formaggi, quiche lorraine, terrina di foie gras d’anatra. Quaranta euro.

Rifugio a cinque stelle

“Ma noi abbiamo il Monte Bianco” pensava il creatore di eventi Andrea Baccuini, tornando da una vacanza in un lussuoso chalet in Canada. Due anni dopo, grazie alla collaborazione con il guru dell’immobiliare Giacomo Sonzini, ecco nascere Super G a Courmayeur (Ao). Il primo lodge di montagna sulle piste a due mila metri in Italia: solo sei camere dedicate a sei «giganti», da Albert Einstein all’artista Banksy, e aperitivi su due terrazze brandizzate Ferrari e Veuve Clicquot. A tavola niente banale polenta con i funghi: lo chef Pasquale de Filippis propone piatti di varie regioni italiane (prezzo medio 80 euro). Tornati in paese merita una visita il Museo Alpino Duca degli Abruzzi (piazza Abbé Henry, ingresso: cinque euro) che raccoglie i ricordi delle spedizioni più famose. E poi, il giro dei gourmet: i formaggi migliori da Panizzi (via Circonvallazione 41, tel. 0165 843041, panizzicourmayeur.com), e i ravioli buonissimi al Pastificio Gabriella (passaggio dell’Angelo 2, tel. 0165 843359). Mentre per merenda cercate la pasticceria artigianale Dolce Voglia (rue Entrelevie 4, tel. 0165 846685, pasticceriadolcevoglia.com). Per fan delle renne: qui c’è l’unico allevamento in Italia (strada Entrelevie 4, tel. 338 5648400, nataleinrenna.com). Le vicine terme di Pré Saint Didier (allée des Thermes, tel. 0165 867272, termedipre.it, ingresso da 48 euro) sono l’ideale per trattamenti e relax: tre vasche all’aperto, saune, idromassaggi, percorsi Kneipp. Tentazione finale, per i più viveur: vedere il Bianco dall’alto in elicottero (GMH helicopter services, tel. 0165 89137, gm-helicopters. com, da 300 euro). E sulla via del ritorno, vale la sosta il napoleonico Forte di Bard (tel. 0125 833811, fortedibard.it, ingresso: otto euro)

Pasta fresca arancini e baccalà da Nonna Domenica. la mia recensione sul corriere

A Tavola

Più che la casa della nonna, questo minuto locale di Porta Romana sembra uno di quegli edifici con case a ringhiera ristrutturate. Il patron è economista e sta in sala, in cucina regna un’architetta: il risultato non è malvagio, se si pensa che entrambi sono alla prima esperienza. Poche proposte e tutte di ispirazione regionale. Paste fresche, baccalà, arancini di riso, torta alle mele. Certo, quando la carta è corta, i piatti devono essere perfetti e qui manca un poco di esperienza, ma l’umiltà di migliorare c’è. Nonna Domenica (via Altaguardia 16, tel. 02.58317200), sui 35 euro.

Vero street food nella Ravioleria di via Paolo Sarpi. la mia recensione sul corriere

A Tavola

Un nuovo vero street food a Chinatown attira ogni giorno una piccola folla. In una cucina a vista quattro italo-cinesi fanno poche cose, ma bene: ravioli di manzo o maiale e crêpes alle verdure da portare a casa o da mangiucchiare per strada, percorrendo il chilometro di via senza auto. Si chiama Ravioleria Sarpi (via Paolo Sarpi 27, tel.331.8870596). Sono a vista anche gli ingredienti: farine biodinamiche delle Cascine Orsine, carni piemontesi della premiata macelleria Sirtori, lì accanto. Una grande lezione di storia della gastronomia: i ravioli non nascono solo in Italia. 4 ravioli, 2 euro e 50.

Una città di cioccolato. Festival Al via domani il «Salon du chocolat» dedicato al «cibo degli dei»

«Non c’è così tanta metafisica sulla terra come in un cioccolatino», scriveva il poeta Fernando Pessoa. Ed è solo uno dei tanti deferenti inchini verso il cioccolato, conosciuto come «cibo degli dei». Che vanta un campionato del mondo, film e gadget dedicati, folte schiere di «addict». E l’itinerante Salon du Chocolat, che dopo l’edizione di Parigi, arriva per la prima volta in Italia, al The Mall, da domani a lunedì 15 febbraio. Con il deprezzamento del petrolio, l’«oro nero» è ormai il cioccolato: il mercato nazionale da solo vale 3 miliardi di dollari e ogni italiano ne consuma 400 grammi all’anno (metà rispetto agli altri europei: ma ci stiamo allineando). La formula del Salon, che in 22 anni di storia ha conquistato 165 milioni di visitatori, è simile ad altre: degustazioni, dibattiti, pasticceri che si esibiscono, appuntamenti per bambini. Ma qui il protagonista è solo il cioccolato. Per esempio, «Il talento del cacao: un percorso sul Criollo». Per scoprire il valore, e riconoscerne la qualità, del cacao più raro e pregiato. Sarà Gianluca Franzoni, fondatore e presidente di Domori, a guidarci: dalla tostatura in diretta delle fave di Chuau, all’assaggio delle stesse, prima crude poi tostate; fino alla degustazione del raro Guasare e dell’essenza del cioccolato 100 per cento Criollo. Davide Comaschi, pastry chef campione del mondo di cioccolateria e testimonial del Salon du Chocolat Milano, ha creato un dolce ispirato a San Valentino. Nome: «Cuore Mio», a forma di cuore, composto da pan di Spagna e mousse alla fragola e cioccolato bianco, ricoperto di glassa alla fragola. Assieme a Comaschi, tanti chef e pasticceri, che spesso rivestono entrambi i ruoli: come Andrea Besuschio, Paolo Griffa, Vianney Bellanger, Philippe Bell, Andrea Provenzani e Lorenzo Lavezzari (prepareranno sorprendenti ricette salate), Diego Crosara e i maestri veterani Iginio Massari e Gino Fabbri. Verrà addirittura preparata, davanti allo sguardo attento del pubblico, la celebre Torta Pistocchi di Firenze (ora anche a Milano) che in tempi non sospetti era già senza glutine e che ora si moltiplica in tante varianti. Gran parte del The Mall sarà dedicata ovviamente all’acquisto di cioccolato, sia nazionale che proveniente da tutto il mondo. Superfluo ricordare le associazioni mentali tra passione e oro nero, ma i visitatori saranno accolti da un Cupido di cioccolato alto tre metri. E visto che siamo nella capitale della moda, in apertura di salone sfileranno abiti di cioccolato disegnati da dieci giovani stilisti della Naba in collaborazione con dieci maestri pasticceri. Fashion da guardare e degustare.

Carne piemontese e bollito al carrello da Motta a Bellinzago. la mia recensione sul corriere

A Tavola

Quasi si teme a pronunciare il nome del nuovo cuoco del Ristorante Motta a Bellinzago (Strada Padana Superiore 90, tel. 0295784123) e non si dice «con Daniele Colombu in cucina sarà la volta buona». La carne piemontese del premiato patron Sergio Motta non ha bisogno di elogi e il ristorante rimane uno dei migliori per carnivori nel Nord Italia. Fatevi preparare diversi tagli da Motta in persona, per testare aromi e consistenze una volta cotti sul camino all’ingresso. Lunedì bollito di gran classe, al carrello. Dalla cucina anche un buon risotto, ravioli e frattaglie. 50 euro circa. Cantina tutta da esplorare.

Le mille vite della lasagna a Porta Romana. La mia recensione sul corriere.

A Tavola

«Scusa, mamma, qui fanno le lasagne meglio di te». Questa l’idea di Sorry Mama (corso di Porta Romana 79, tel. 02.87.39.66,39) nuovissimo locale, con tre tavolini dedicato alle lasagne (anche da asporto). Con un ventaglio di tentazioni: la classica Emilia (ragù e besciamella), Adriana (farina di Kamut, carciofi, ricotta e capperi), Livia (sfoglia al nero di seppia, latte di cocco, gamberi al curry), Elsa (vegana, con ratatouille di verdure). Lasagne che diventeranno perfette diminuendo di qualche millimetro lo spessore delle sfoglie. Format interessante: è previsto lo sbarco a Londra. Prezzi da 5 euro.

Un angolo di Tirolo ai margini di Chinatown. la mia recensione sul corriere

A Tavola

Un angolo di Alto Adige ai limiti di Chinatown. Il locale (un altro del format è in viale Tunisia) è Rifugio Delicatessen (via Lomazzo 67, tel. 02.34.93.49.05): con rigorosa coerenza offre maiale affumicato con patate crauti e senape, costolette di capriolo al ribes, trittico di würstel, tutto in ambiente coordinato senza finta aria folcloristica. I piatti sono indovinati. Peccato che un cartello esterno indichi orari di chiusura cucina che poi vengono smentiti, con estrema maleducazione, all’interno: neppure in un maso sperduto del Sud Tirolo si accoglie così chi bussa alla porta.

Grigliate, trippa e ribollita: i classici della Toscana. La mia recensione sul corriere

A Tavola

Fa sempre piacere vedere che un’insegna toscana, una tra le mille che affollavano la città fino a qualche decennio fa, continua a ritagliarsi spazio tra pizzerie, kebabberie e cinesi. È il caso di Sunshine (t. 02.84.57.11.25), che da trent’anni apre in via Salieri 1 (angolo piazza Gobetti), a Lambrate. In tavola grigliate di carne, robespierre con verdure o classici cannellini, ribollita, trippa, dolci homemade (tiramisù e cantuccini). Niente di trascendentale, ma la ruvidezza del carattere toscano qui è declinata in massima cortesia e attenzione al commensale. Costo medio, 25/30 euro.